Aprile 8, 2014
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Luce Continua

Oggetti luminosi di Stefano Galuzzi

Durante il Salone Internazionale del Mobile 2014 FRAGILE apre una nuova sezione dedicata al design contemporaneo nello spazio affacciato sul cortile interno della galleria di via San Damiano 2, presentando la mostra LUCE CONTINUA di Stefano Galuzzi, curata da Anty Pansera, patrocinata dal Comune di Milano, aperta al pubblico – con ingresso libero – dall’8 al 18 aprile 2014.


Evocativi oggetti luminosi di spiccata sensorialità e matericità. Piccole sculture di porfido e marmo, da cui la luce emana rivelandosi con discrezione. 

Luci di cortesia, per pensare, da osservare come il fuoco di una candela”, come le descrive il loro autore. Creazioni la cui funzionalità risiede nel piacere che scaturisce dalla loro presenza e dal contatto con la materia. 


Lampade sculture”, realizzate in una piccola ma raffinata collezione di sei pezzi che il designer/fotografo ci propone e che di primo acchito svelano, con la loro forte personalità, proprio la “storia” del loro progettista. 

Stefano Galuzzi è un noto fotografo di moda con una formazione classica alle spalle: il Liceo classico prima e una laurea in lettere moderne, la storia dell’arte e del cinema tra le materie più amate.

La luce lo affascina da sempre come strumento espressivo da approfondire e riscoprire. Studia le fonti luminose per poter trasgredire le regole della fotografia e sfidarne i limiti. Un uso, allora, “non classico” della luce che applicherà poi, di nuovo, anche ai ritratti.


Il design comunque lo ha da sempre interessato, soprattutto quelle lampade che si distinguono come oggetti artistici capaci di creare atmosfere, suscitare emozioni, svelando magari piccoli dettagli nella penombra. “Oggetti luminosi” che ci fanno parlare di loro anche a luce spenta, sempre comunque a “luce trattenuta”, grazie alla loro particolare “messa in forma”. Sorta di personaggi che si assemblano in rigorose forme geometriche che dialogano con sfere-semisfere- coperchi che ne bloccano l’emissione luminosa, ma che si possono spostare o addirittura togliere, e che facilitano l’accesso alla fonte luminosa: una piccola alogena di nuova generazione, priva di trasformatore, che “scalda” la pietra.

Essenziale anche la scelta del materiale che Stefano Galuzzi ha privilegiato per questa serie; Il Nero del Belgio, innanzitutto: omogeneo, dalla leggera puntinatura brillante, dalla misteriosa eleganza, che non dichiara di primo acchito la sua natura di roccia metamorfica, permettendo l’esaltazione della forma in cui è “forgiato”. Il Porfido della Val Camonica poi: una pietra unica al mondo, dalla uniforme colorazione marrone violacea: una scelta legata alle indimenticabili pagine delle “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Infinela Basaltina, conosciuta e impiegata anch’essa fin dai tempi dei Romani, una pietra lavica, compatta, di colore grigio come il cemento che ci riporta anch’essa al passato. 

Oggetti luminosi di marmo, “fatti a mano”, tutti pezzi unici realizzati uno ad uno da un sapiente tornitore artigiano, all’insegna della geometria, ma anche “piccole architetture” come rivela la loro denominazione LC1 (in Porfido della Val Camonica); LC2 (in Nero del Belgio); LC3 (ancora in Porfido); LC4 (in Nero del Belgio); LC5 e LC6 (in Basaltina).

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